
politica estera
22 ottobre 2007
Eat my socks!
dal Sunday Times
Ricapitolando. 7 anni fà Hillary Clinton lascia la Casa Bianca (ah si, c'era anche suo marito) e decide di non portare con sè l'amorevole gattino Socks (ma chi gli ha dato quel nome?), ma di lasciarlo in custodia alla (altrettanto amorevole?) segretaria personale di Bill, tale Betty Currie.
«WHO GIVES A CRAP?» come dice uno tra i primi commentatori della notizia riportata ieri sera sul Sunday Times e ripresa oggi da quasi tutte le maggiori testate giornalistiche europee. Senonchè le sorti del maledetto gattaccio, continua il Sundey Times, potrebbero oscurare donna sensibile, capace di esser dolce e «femminile».
Due riflessioni. La prima, o del bicchiere mezzo pieno. Abbiamo davvero da imparare in tema di comunicazione politica da un paese che sceglie il proprio presidente sulla base del suo rapporto col mondo felino? I famosi e tanto osannati guru stanunitensi dello spin-doctoring limitano la loro attività ad un corollario della Protezione Animali e a dei cappellini con su scritto "Hillary for President"?
La seconda, o del bicchiere mezzo vuoto. In epoca di "vaffa", di offese al Presidente della Repubblica, etc. (e non siamo ancora in campagna elettorale!), vorrei tanto avere solo un gattino bianco e nero da rinfacciare al mio (o all'avverso) candidato premier. Fosse solo per il gusto di bollare tutto questo come una buffonata e tornare a parlare di politica. E di creazione vera, strategica, del consenso. E a proposito di bianco e nero, anche senza Iaquinta - vero protagonista dei miei post - abbiamo battuto il Genoa e voliamo al secondo posto. Sì, lo so, «un pò troppo italiano» (cit.)

politica interna
21 ottobre 2007
le folli esternazioni di mister B.
Il punto è capire Berlusconi (si lo so, neanch'io volevo iniziare il mio primo blog così, ma ormai!).
Perchè dichiarare che «un senatore campano della Margherita di un certo peso, in tutti i sensi» è pronto a passare con il centrodestra?
Delle due, l'una: o ne è convinto oppure no (ed è diverso dal dire "che sia vero o meno").
Poniamo il caso della prima ipotesi. B. sa già che il governo cadrà il 5 novembre. Profetizzare qui prodest? Genera un senso di ansia all'interno della maggioranza, che può sfociare in un "liberi tutti" (situazione estremamente favorevole al nostro), ma anche in un "serrate i ranghi" con inverse conseguenze. Perchè rischiare se si ha la certezza? Ulteriore elemento: traccia l'identikit. L'unica spiegazione è che voglia scatenare un "indovina chi?". E allora eccolo: in Campania la Margherita ha ottenuto 5 senatori: Antonio Maccanico, Antonio Polito, Roberto Manzione, Aniello Palumbo e Giuseppe Scalera. Dalla lista dei sospettati inizierei ad eliminare Polito per via della stazza (non è «di un certo peso, in tutti i sensi») e della sua storia personale. Successivamente il meno corrispondente è Maccanico, in verità più per la sua storia personale che per la stazza (non me ne voglia), oltre che per l'età (non me ne voglia): giochetti del genere ad 83 anni non se ne fanno. A questo punto è un gioco a tre, dove l'indiziato numero 1 è senza dubbio Scalera. Dissidente diniano, pronto ad "emigrare" nel gruppo misto. La domanda, dunque, diventa un'altra: se il gioco è riuscito a me, come vuole B. che non riesca ai suoi tanto odiati «professionisti della politica»? E' chiaro che lo sa e che lo vuole, ma perché? Lo svelamento dell'intruso non scaterebbe uno sforzo politico mostruoso per convincerlo a nun ce lassà? E da questo cosa ne avrebbe da guadagnare il nostro B.?
Se non l'una, dicevo, allora l'altra. B. non è convinto che questo accada, e per giunta per via di Scalera. E allora che fa? «Ce prova!» (cit.). Spera di creare tensione, allarmismo, e che qualcuno, in questa confusione faccia uno sbaglio. Indica giorno e traditore. Un pò come dire «prima che il gallo canti...». Un pò come il giocatore di una squadra di calcetto che, non avendo uno schema da applicare, decide di battere un calcio d'angolo con una cannonata a mezz'aria, sperando in qualche rimpallo in grado di deviarla in rete. Certo, potrebbe essere. Ma anche no. Che avrebbe ottenuto allora il nostro B.? Un'ulteriore «spallata mancata» e, forse, una nuova coesione della maggioranza.
Insomma, da questa dichiarazione B. sembra avere tutto da perdere e una minima possibilità di cavarsela. A meno che l'analisi di cui sopra non sia viziata da una informazione mancate (possibilissimo) o da un difetto di visione degli scopi, ovvero, per qualche motivo a noi oscuro, B. vorrebbe mantere il governo in vita ancora un pò (il che significherebbe almeno fino alla primavera del 2009) per ricavarne qualcosa. Ipotesi questa molto meno probabile. Gli toccherebbe, infatti, affrontare da 73enne logorato da tre anni di opposizione un candidato 52enne spinto dall'onda di un partito per allora già consolidato. Posto ovviamente che B. pensi al proprio futuro e non a quello del centrodestra, ma su questo sono disposto a giocarmi ciò che ho di più caro, e al momento è il piatto destro di Vincenzo Iaquinta. Speriamo di battere il Genoa domani, sarebbe importante.